Molte delle persone che incontriamo ci rivolgono domande sulla nostra vocazione.
In questa sezione, abbiamo raccolto quelle che ricorrono più frequentemente e abbiamo cercato di dare loro una risposta.

 

Che cosa è la vocazione?
Vocazione significa “chiamata”. Dio chiama ogni persona che viene nel mondo: Egli ha un progetto d’amore per ciascuno di noi. In Cristo Gesù ognuno è chiamato alla santità, cioè a vivere in comunione con lui e in pienezza, da vera persona, con se stesso e con i suoi fratelli. C’è una sola vocazione, che è comune a tutta. È la vocazione alla santità, che però si esplicita in diverse modalità, perché ognuno di noi è speciale, unico e irripetibile agli occhi di Dio. Perciò è vocazione la vita familiare, la vita sacerdotale e religiosa, la vita missionaria, ecc; se vissuta secondo quello che propone a ciascuno, perché per ognuno ha un progetto che porta alla vera felicità.

 

Che cosa è la vocazione sacerdotale?
Tra le varie chiamate c’è quella al ministero sacerdotale. La chiamata a seguire Gesù Buon Pastore e a imitarlo in maniera del tutto particolare. Un prete innanzitutto si prende cura delle persone a lui affidate, annunciando la Parola del Signore e celebrando i Sacramenti, strumenti di incontro dell’amore di Dio per noi.
In questo ministero (che significa servizio) il prete non è da solo: è infatti inserito in una “famiglia” (il presbiterio), composta da altri preti (confratelli), guidati dal Vescovo diocesano (loro padre), in comunione con tutti i vescovi della Chiesa Cattolica.

 

Come posso capire di essere chiamato a fare il prete? Si sente una “voce”?                                                   Si ha un’esperienza particolare? Si “sente” qualche cosa dentro?
I casi in cui la vocazione si avverte attraverso manifestazioni straordinarie sono rari.
Normalmente non si “ode” nulla, ma è un processo che avviene nella propria interiorità. Lì Dio si manifesta in tanti modi. Sarebbe bello sentir raccontare le nostre “chiamate” perché sono tutte particolari, ma con dei punti in comune (che è lo stile di Dio!). Generalizzando possiamo dire che pian piano Dio ti fa capire che c’è qualcosa di diverso a cui ti attrae, c’è qualcosa che ti fa dilatare il cuore. Dio non opera solo nell’interiorità, ma si serve di situazioni, persone, esperienze tangibili che ti cambiano e ti fanno intuire che “non è semplicemente il caso”. La cosa che più sorprende è che la Sua chiamata avviene in modo molto rispettoso, lasciandoti assolutamente libero, perché la tua sia una scelta vera di amore. Un Dio che non forza le porte ma parla al cuore attraverso il suo Figlio Gesù. Quando il Signore ti chiama a seguirlo per la strada del sacerdozio, allora avverti che il tuo cuore ha bisogno di qualcosa di più e non basta l’amore di una donna, di una famiglia, per quanto belli siano. Poco a poco nasce in te il desiderio di consacrare a Lui tutta la vita per fare di tutto il mondo la tua famiglia; poi questo desiderio si trasformerà in ricerca, diventerà un’avventura stupenda che durerà tutta la vita…

 

Chi mi può aiutare? Che cosa bisogna fare?
Non si scopre da soli la volontà di Dio. Questo è molto importante! È necessario essere guidati da una persona esperta nelle cose dello Spirito. Innanzitutto prega e fatti aiutare da qualcuno che viva in intimità con Dio (un sacerdote, un religioso, una suora), perché ti scruti con gli occhi del Signore e ti consigli sul da farsi.

 

Perché sacerdote diocesano e non altro?
Il sacerdote diocesano riassume in sé molti aspetti della vita di consacrazione al Signore. Egli è un “riflesso” dell’amore di Dio in mezzo alla comunità cristiana, un segno visibile nel mondo di tutti i giorni (né missionario lontano, né eremita). Il sacerdote diocesano è vicino a tutte le età della vita: ai bimbi che nascono, agli innamorati che si sposano, a chi si affaccia alla fede, a chi cerca conforto nelle prove della vita o nella malattia.

 

Vorrei farmi prete, ma alcuni aspetti della sua vita (per esempio, non avere una famiglia) mi spaventano. E segno che non sono chiamato?
No. Ogni scelta che abbraccia tutta la vita ha sempre in sé della fatica e delle paure (pensiamo ad esempio allo sposarsi). Ma non deve essere la paura a frenare una risposta positiva al Signore; l’unica vera paura deve essere quella di non rispondere a Colui che ama e che chiede di amare “con cuore indiviso”. Inoltre la vita di povertà, di castità ed obbedienza richiesta al sacerdote non deve essere considerata un prezzo da pagare per realizzare un ideale, ma la risposta generosa alla domanda che Gesù fa anche a noi come a Pietro: “Mi ami più di costoro?’ [Gv 21,15].  Una risposta totale di amore.

 

Ci sono limiti di età?
No. Il Signore chiama in diverse stagioni della vita. E a volte la nostra risposta si fa attendere troppo, ma questo non deve farci disperare. Dai 19 anni si può iniziare il cammino per il presbiterato. Pensa che ci sono stati seminaristi anche di 50 anni che si sono integrati benissimo nella vita comunitaria! Per ragazzi più giovani ci sono alcuni cammini di discernimento vocazionale.